La scuola è uno dei contesti più versatili per l’applicazione degli svariati metodi di insegnamento dell’educazione alimentare. A scuola si ha infatti a che fare con persone giovani che, seppur ancora prive di un retroterra culturale completamente formato, possiedono una grande capacità di apprendimento e comprensione rispetto agli adulti. Per questo è meglio battere il ferro finché è caldo e spingere molto per l’educazione alimentare, dalla scuola dell’infanzia fino all’università.
Un passo avanti rispetto al passato è stato fatto con la definizione degli obiettivi educativi e di apprendimento per l’educazione alimentare nella scuola primaria e secondaria di primo grado, compresi nelle indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati previsti dal Decreto Legislativo 59/2004 - Allegati B e C (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia ed al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’articolo 1 della Legge n°53 del 23 marzo 2003).
Attualmente l’educazione alimentare scolastica non segue però una programmazione precisa e dettagliata, come invece avviene per le materie di insegnamento “classico” (matematica, storia, lettere ecc); in genere è accorpata con le materie di insegnamento opzionale, alle quali si dedica una programmazione minima, soggetta a variazioni dell’ultimo momento (fondo d’istituto, interessi e tempo dell’insegnante ecc).
Per rendere continuo ed omogeneo l’insegnamento dell’educazione alimentare a scuola non è tuttavia necessario includere questa disciplina fra le materie di insegnamento curricolare, basta semplicemente integrarla nella programmazione. Come? Sfruttandone la peculiare interdisciplinarietà. Facciamo un esempio: come integrare la trattazione dell’argomento “Il pane” nella programmazione? Bisogna fare in modo che ogni insegnante, nell’ambito delle proprie competenze, tratti i vari temi collegati a questo argomento; il docente di scienze tratterà così le caratteristiche nutrizionali del pane e la sua produzione, quello di lettere ne potrà ricercare la presenza nelle opere della letteratura italiana, quello di storia e geografia ne tratterà la componente storiografica, quello di arte e immagine si dedicherà alle opere d’arte che lo rappresentano ecc. In tal modo è possibile fare educazione alimentare senza un eccessivo dispendio di tempo e risorse da parte degli insegnanti.
Chiaramente questo metodo di lavoro pone un problema organizzativo non trascurabile. Affinché la trattazione interdisciplinare dell’educazione alimentare sia efficace è infatti necessario che gli insegnanti collaborino in modo attivo e si documentino ed informino in modo adeguato, eventualmente anche ricorrendo all’aiuto di esperti. Per pianificare e coordinare questo metodo di lavoro possono tornare utili le mappe concettuali, definendo così anche i compiti di ogni insegnante e le relative aree di competenza.
Nulla vieta però che un insegnante possa organizzare un percorso di educazione alimentare in modo autonomo. L’importante è che, anche nell’ambito scolastico, la programmazione dei percorsi sia a lungo termine ed inserita in una rete ben coordinata. Programmare a lungo termine nelle scuole non è facile, però è possibile fare almeno delle previsioni su come dovrebbero svilupparsi percorsi ed interventi nel lungo periodo.
Come per tutte le altre materie di insegnamento, anche per l'educazione alimentare è importante conoscere l'evoluzione del pensiero cognitivo in base all'età.


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